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Marchio di impresa: criteri di confondibilità



La confondibilità fra marchi va valutata in base all'insieme degli elementi caratterizzanti i marchi e non dall'analisi dei separati elementi che lo compongono


Chiamato a dirimere una controversia fra la nota casa automobilistica germanica ed un concorrente nazionale, il Tribunale di Torino è tornato sui criteri di valutazione della confondibilità fra marchi.
Secondo il collegio Torinese, in conformità a regole consolidate, la valutazione globale del rischio di confusione deve essere fatta sull’impressione complessiva prodotta dall'insieme visivo, fonetico e concettuale dei marchi posti a confronto, in considerazione dei loro elementi distintivi e dominanti.
Il consumatore medio, infatti, cioè il consumatore dotato di media diligenza e avvedutezza, percepisce il marchio come un tutt’uno e non ricorda in modo chiaro tutti i singoli dettagli dei segni ma esclusivamente i loro elementi più distintivi e dominanti (in applicazione del principio espresso dalla massima, il Tribunale ha ritenuto che il marchio consistente in un’elica stilizzata, iscritta all’interno di una corona circolare di colore scuro, realizzata mediante la suddivisione del cerchio in quattro settori di cui due rossi e due neri disposti alternati fosse confondibile con il marchio figurativo di BMW).



Avvocato Enrico Candiani

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