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I Bamboccioni e il mantenimento parentale



Una rapida analisi dello stato della giurisprudenza in materia di mantenimento dei figli maggiorenni e relativi limiti


La Corte suprema torna ancora una volta sul delicato tema del limite oltre il quale i figli adulti non posson ulteriormente pretendere di venir mantenuti dai genitori.
Pur mantenendo una posizione prudente sulla facoltà dei genitori di 'scaricare' la prole pigra, i cosiddetti bamboccioni, si sta pian piano affermando un orientamento tendente a porre un freno alle pretese dei figli.

Ai sensi degli artt. 147 e 148 c.c. l’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non cessa con il raggiungimento della maggiore età, ma permane fino al raggiungimento di una indipendenza economica grazie alla quale possano provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita.
Tuttavia, tale obbligo non può protrarsi senza alcun limite, sicchè se non qualsiasi forma di occupazione è idonea a far venir meno l’obbligo del mantenimento (occorre infatti che il giovane abbia reperito un impiego consono alla propria professionalità ed aspirazioni (Cass. n. 27377/2013; n. 1773/2012; n. 18/2011; n. 14123/2011; n. 21773/2008), ciononostante non si possono tollerare abusi di tale principio ad opera dei figli.

La Cassazione ha così stabilito che l’obbligo in capo al genitore permane solo se il figlio “incolpevolmente” non raggiunge l’indipendenza economica (Cass. n. 23590/2010).

Se, dunque, la precarietà del mondo del lavoro accentuata dalla crisi fa perdere il posto di lavoro (Cass. n. 23590/2010) o impedisce di trovare un impiego idoneo, qualora i figli che tengono un comportamento inerte o ingiustificatamente rifiutino occasioni di lavoro, maturano le condizioni affinchè il genitore sia esonerato dai propri obblighi (Cass. n. 7970/2013; n. 4765/2002; n. 1830/2011).

Di seguito alcuni esempi.
E' stato escluso il diritto al mantenimento del figlio ventottenne che aveva iniziato ad espletare attività lavorativa saltuaria ed era iscritto all’università da più di otto anni (Cass. n. 1585/2014).

Analogamente, è stato escluso dal beneficio il figlio ultratrentenne senza lavoro ma in possesso di un patrimonio idoneo a garantirgli l’autosufficienza economica (Cass. n. 27377/2013).

Ancora, la Cassazione ha rigettato la richiesta di mantenimento avanzata da una trentaseienne laureata in architettura (e titolare di rendita immobiliare) che aveva rifiutato l’offerta di lavoro del padre, occupato nel settore dell’edilizia. (Cass. n. 610/2012).

Il no ai bamboccioni è stato ribadito dalla Cassazione anche nella più recente sentenza n. 18076 del 20 agosto 2014 che vedeva protagonisti due fratelli, della età, rispettivamente, di 46 e 47 anni, che la madre non riteneva ancora pronti per seguire la loro strada e voleva - forse strumentalmente - tenere con sé nella casa coniugale a lei assegnata dopo la separazione dal marito.
In tale caso, la Cassazione è stata rigorosa, stabilendo il venir meno per i due fratelli del diritto di abitare nella casa ex coniugale all'infinito, ritenendo che la crisi economica non possa giustificare la mancata sistemazione di persone adulte in grado di “assumersi la completa responsabilità della propria esistenza”.

Avvocato Enrico Candiani


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