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Pedone investito in autostrada



Di notte e senza giubbotto catarifrangente, il pedone investito non ha diritto al risarcimento


Con sentenza sentenza del 5 giugno 2015, numero 24217, la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che non è imputabile all’investitore la responsabilità per aver travolto in orari notturni un utente che, improvvidamente, si trattenga sulla sede autostradale privo di strumenti idonei a segnalarne la presenza.
Questi i fatti.
Con sentenza del 4/11/2010 il Tribunale di Nocera Inferiore assolveva l’imputato dal delitto di omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, a lui ascritto per avere cagionato la morte di un utente stradale in conseguenza del sinistro verificatosi lungo la autostrada in tratto rettilineo, con il manto stradale nella norma, privo di impedimenti visivi, ma anche privo di illuminazione sia naturale (per mancanza di luna) che artificiale.
Percorrendo detto tratto autostradale alla guida della propria Renault Clio, dopo avere superato a velocita’ sostenuta la vettura che lo precedeva, la parte lesa improvvisamente perdeva il controllo del mezzo e, dopo aver urtato il guardrail di destra, effettuava alcuni testacoda e impattava anche contro il guardrail di sinistra, fermandosi quindi dopo circa 100 m nella corsia di sinistra, in posizione leggermente obliqua rispetto all’asse stradale; la Renault Clio rimaneva in completa avaria e in particolare lo era l’impianto elettrico, che non consentiva di azionare i dispositivi di segnalazione visiva; il conducente, privo di giubbotto o di altro indumento catarifrangente, scendeva dalla vettura e avvertiva i soccorsi. Detto conducente veniva ripetutamente invitato da altri utenti della strada, frattanto fermatisi, a spostarsi su una piazzola di emergenza. Tuttavia, lo stesso rimaneva sulla carreggiata e anzi si collocava sulla linea di mezzeria, piegato nel vano finestrino della propria vettura, lato passeggero, a conversare con la persona ancora presente all’interno del veicolo gravemente danneggiato.
In questo stato di cose, sopraggiungeva l’imputato, che percorreva l’autostrada nella stessa direzione e nella corsia di destra, a velocita’ non superiore ai 90 km/h, facendo uso dei soli anabbaglianti; quest’ultimo colpiva il conducente della Clio sito sulla sede autostradale, che veniva sbalzato di alcuni metri piu’ avanti e che, all’impatto con la sede stradale, decedeva sul colpo.
Cosi’ ricostruito l’incidente, il Tribunale riteneva l’imputato esente da responsabilita’ per l’evento mortale sulla base di queste considerazioni:
– l’imputato viaggiava ad una velocita’ di 90 km/h, inferiore a quella massima consentita di 110 km/h;
– non poteva egli mantenere una velocita’ inferiore, in quanto cosi’ facendo avrebbe costituito intralcio alla circolazione, violando il disposto dell’articolo 141 C.d.S., comma 6;
– egli non solo non aveva l’obbligo di utilizzare i fari abbaglianti ma il loro uso gli era anzi vietato dall’articolo 153 C.d.S., comma 3, in quanto diversamente avrebbe potuto abbacinare i conducenti delle vetture marcianti in senso opposto;
– l’uso dei proiettori di profondita’, in assenza del giubbotto catarinfgrangente – non indossato dalla vittima - non avrebbe con certezza garantito la tempestiva percezione dell’ostacolo e l’arresto del veicolo;
– ne discendeva, secondo il primo giudice, che la ragione unica per cui non era stato possibile evitare l’impatto era da individuarsi nel fatto della vittima che, avendo provocato per sua colpa il primo sinistro e ponendo cosi’ in essere una condizione di pericolo, si era poi fermato sulla carreggiata privo di strumenti che ne segnalassero la presenza, costituendo un ostacolo assolutamente imprevedibile e inevitabile.
Tale sentenza assolutoria veniva ribaltata dalla Corte d’Appello che condannava l’imputato per omicidio colposo, ritenendo che:
- L’imputato avrebbe dovuto usare i fari abbaglianti oppure limitare la velocità a 40 km/h
- La velocità non era consona alla situazione di potenziale pericolo e scarsa visibilità
- Che una ridotta velocità non avrebbe comportato alcuna forma di intralcio alla circolazione, pur in ambito autostradale.
- Che non era stata posta in essere una valida manovra di emergenza finalizzata ad evitare l’impatto col danneggiato.
Impugnata la sentenza di appello, la Cassazione si è invece schierata a favore delle tesi esposte in primo grado dal Tribunale, accentrando l’attenzione soprattutto sul fatto che tutte le doglianze esposte dalla Corte d’Appello non erano idonee a dimostrare che il comportamento preteso dalla stessa Corte d’Appello avrebbe potuto realmente impedire l’evento, tenuto in particolare conto della assoluta imprevedibilità del fatto fondamentale, ossia la presenza di un pedone al centro della carreggiata, chino sul finestrino di auto ferma, e privo di giubbotto catarinfrangente.

Avvocato Enrico Candiani


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