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Articoli anno 2020

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Brevetto: fin dove si può imitare ?



L’imitazione per equivalente in ambito brevettuale: quale limite può considerarsi invalicabile ?



La materia brevettuale è particolarmente specialistica, e spesso poco conosciuta soprattutto dal grande pubblico.
Tuttavia la realizzazione di brevetti presuppone investimenti, competenze, capacità, che meritano di esser premiate dal sistema normativo.
In ambito brevettuale, uno dei problemi più frequenti è quello della imitazione per equivalente ossia la realizzazione di un processo, un prodotto, che non sia la copia esatta e integrale di quanto brevettato, ma ottenga lo stesso risultato con modeste variazioni che sono funzionalmente – appunto – equivalenti a quelle del brevetto.
Esistono in dottrina e giurisprudenza due orientamenti, uno più restrittivo, che tiene in considerazione solamente quanto effettivamente dichiarato (le rivendicazioni) da chi ha depositato il brevetto, ed anzi esamina l’intera storia della domanda di brevetto per valutare se l’inventore abbia – strada facendo – deciso di restringere il perimetro di protezione (limitazione delle rivendicazioni).
Un altro orientamento, invece, si basa su parametri oggettivi, e considera contraffazione tutti quegli accorgimenti usati per ottenere lo stesso beneficio coperto da brevetto, ma con sistemi tecnicamente ovvi anche se diversi dalla lettera di quanto rivendicato nel brevetto.
Il primo indirizzo è frequente in alcuni Tribunali (fra cui Milano e Torino), mentre la Cassazione civile, Sez. I, con ordinanza 7 febbraio 2020, n. 2977, ha stabilito – peraltro richiamando altri precedenti analoghi – che la contraffazione per equivalente va esaminata sulla scorta dell’esigenza di fornire un parametro concreto alle teorie in materia. Ed ha quindi affermato che, al fine di valutare se la attività in contestazione “possa considerarsi equivalente a quella brevettata, sì da costituirne una contraffazione, occorre accertare se, nel permettere il raggiungimento del medesimo risultato finale, essa presenti carattere di originalità, offrendo una risposta non banale, né ripetitiva della precedente, dovendosi qualificare per tale quella che ecceda le competenze del tecnico medio che si trovi ad affrontare il medesimo problema, poiché solo in questo caso si può ritenere che la soluzione si collochi al di fuori dell’idea di soluzione protetta”.
La decisione dovrebbe mettere un punto fermo in materia, ma non dubitiamo che i prestigiosi Tribunali di Milano e Torino non si faranno convincere tanto facilmente.

Avvocato Enrico Candiani




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