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Pubblicità porta a porta: no a divieti comunali



Il Comune non può vietare la distribuzione di materiale pubblicitario porta a porta, ma può sanzionare eventuali abusi quali intasamento delle cassette o procurata sporcizia delle strade con i volantini.


Con sentenza n. 742 del 15 giugno 2017, il Tar del Piemonte ha preso posizione annullando un regolamento comunale che impediva o comunque limitava lo svolgimento di attività di consegna porta a porta di volantini pubblicitari.

Il Tribunale amministrativo ha ritenuto che tali norme siano illegittime, sotto vari profili.
1) In primo luogo tali norme si pongono in conflitto con il principio di libertà di iniziativa economica sancito dai trattati europei.
2) In secondo luogo, tali vincoli si pongono in contrasto con il principio di libera iniziativa economica sancito costituzionalmente (art. 41)
3) Il Tar ha inoltre ritenuto inapplicabili le restrizioni per motivi di interesse generale previsti dalla cosiddetta “direttiva Bolkestein” (D.lgsl. n. 59/2010, art 8 comma 1 lettera h), sostenendo che le limitazioni della libertà economica sono consentite solo in presenza di situazioni di reale e comprovato disagio collettivo.
4) Il Tar ha infine ritenuto che i comuni non dispongano di potere regolamentare in materia (D. Lgsl. 59/2010, articolo 10).

Il Tar ha, per converso, osservato che i comuni ben possono 'operare attraverso i normali poteri di vigilanza sul territorio per prevenire gli effetti indesiderabili del volantinaggio', quali, ad esempio, maggiori rifiuti, intasamento delle cassette postali, imbrattamento delle strade, al fine di sanzionare i singoli abusi, e pertanto aggredendo unicamente i singoli responsabili e le singole imprese che violano i principi suddetti.
Avvocato Enrico Candiani


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